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Bibracte
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top
mwdgBibracte era un mwdwmweaoppidum mweqgallico o mwegcittà fortificata, capitale degli mwewEdui dalla fine del mwfaII alla fine del mwfgI secolo a.C., e una delle più importanti mwgafortificazioni sommitali della mwgqGallia. La cultura materiale espressa dal suo popolamento corrisponde a una mwggfacies mwgwprotostorica della mwhaTarda Età del Ferro, nota tra gli studiosi come mwhqCultura di La Tène.

Centro nevralgico del potere dell'mwhwaristocrazia edua, era anche un importante centro artigianale e commerciale dove, su una superficie di quasi 135 ettari, coabitavano minatori, fabbri e mwiaconiatori di mwiqmoneta.

Questo notevole sito è situato nei pressi di mwiwAutun, in mwjaBorgogna, nel mwjqcomune di mwjgSaint-Léger-sous-Beuvray (mwjwSaona e Loira) sulla sommità del mwkaMont Beuvray, nel mwkqmassiccio del Morvan.

La sua posizione la vede strategicamente collocata alla confluenza dei mwkwbacini idrografici della mwlaSaona, dell'mwlqYonne, della mwlgSenna e della mwlwLoira. Il mwmaBeuvray è composto da tre cime: il mwmqTheurot de la mwmgWivre con la sua roccia, il mwmwTheurot de la Roche e il mwnaPorrey che è la vetta culminante.

Il sito ospita il museo della civiltà celtica, dove si ripercorre la vita di questa città dai 5 ai mwng10 000 abitanti all'interno di un mwnwoppidum fortificato che gli mwoascavi archeologici del mwoqMont Beuvray stanno gradualmente rivelando. La conservazione e la gestione del sito sono portate avanti da una mwogsocietà anonima a capitale misto, con maggioranza di capitale pubblico nazionale, mwoweponima del luogo, e trasformata nel 2007, in un mwpaétablissement public, mwpqpersona giuridica di mwpgdiritto pubblico.

Il 12 dicembre 2007, il sito di Bibracte ha ricevuto il riconoscimento «mwqamwqqGrand site de France».

Contents

Note

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Etimologia

L'mwsgorigine del mwswnome mwtaBibracte non è ancora ben compresa. Questo termine potrebbe derivare dal mwtqceltico mwtgbiber (castoro) o dal latino mwtwbiffractus (doppiamente fortificato? controllare).cite-ref-goudineau15-1-0[1] Quest'ultima etimologia è tuttavia la più incerta, tanto da un punto di vista strategico che storico. In effetti è molto difficile proteggere un muro di sostegno su più chilometri e l'utilizzo di una doppia cinta non è dunque giustificato. Inoltre, la cinta muraria della cittadella è stata ridotta dopo che misure di datazione hanno permesso di mostrare l'anteriorità del terrapieno esterno rispetto a quello interno (si veda la pianta). Il paramento in pietra della cinta esterna è stato quindi sicuramente riutilizzato per la costruzione del secondo muro. Non è dunque certo che Bibracte abbia avuto due muri di cinta in contemporanea.

Una spiegazione completamente diversa è suggerita da tre mwvqiscrizioni, con dedica a una mwvgdivinità celtica mwvwBibracte, rinvenute a mwwaAutun nel mwwqXVII secolo. Malauguratamente, due delle iscrizioni, incise su pietra, sono sparite; l'autenticità della terza, impressa su un medaglione in ottone, è invece controversa. In effetti, antiche mwwwquerelle sulla localizzazione di Bibracte potrebbero aver indotto alcuni eruditi dell'epoca a produrre dei falsi per giustificare la dislocazione dell'oppidum eduo sul sito di mwxaAutun (l'antica mwxqAugustodunum) che divenne effettivamente la capitale del popolo eduo nel mwxgI secolo a.C.cite-ref-goudineau-2-0[2] Qualunque interpretazione gli si voglia dare, il mistero sull'origine del toponimo mwzaBibracte rimane intatto.

Scoperta di Bibracte

La prima menzione di Bibracte nella storia è stata fatta da mwzwCesare nei suoi mwaaCommentarii sulle guerre galliche concernenti l'anno mwaq58 a.C. Viene di nuovo menzionata quando, nel mwag52 a.C., Cesare si interroga sulle intenzioni dei suoi alleati mwawedui che si sono uniti alla rivolta e hanno incoronato mwbaVercingetorige a re dei mwbqGalli a Bibracte. Dopo questa non riceve altre menzioni. Delle iscrizioni d'mwbgepoca augustea proclamano che la capitale edua ha ricevuto il nome di mwbwAugustodunum (mwcala cittadella di mwcqAugusto); questo nome darà origine a quello dell'attuale mwcgAutun.

A partire dal mwdaXVI secolo, si diffuse una specie di infatuazione tra gli studiosi, gli aristocratici e gli uomini di chiesa, sul passato locale che condusse a porsi la questione della localizzazione di Bibracte.cite-ref-regards-3-0[3] Due tesi si fronteggiano da allora: una vorrebbe situare Bibracte ad Autun, con la città gallica sulla posizione di quella gallo-romana; l'altra tesi vorrebbe la città sulle pendici del mwegBeuvrect o mwewBevrect, l'odierno mwfamont Beuvray. Quest'ultima tesi si fonda su tre argomentazioni principali. Innanzitutto, vi è un'assonanza tra i termini mwfqBibracte e mwfgBeuvrect. Inoltre, questa ipotesi invoca una tradizione trasmessa dalla mwfwcronachistica medievale che poneva la città sul mwgaBeuvrect. Ciò è confortato dall'esistenza di una mwgqfiera annuale il primo mercoledì, giovedì e venerdì di maggio e la cui antichità era già affermata da testi del mwggXIII secolo. Infine, vanno in questa stessa direzione i ritrovamenti ceramici, le monete e le mwhaobservations du curé de Saint-Léger-sous-Beuvray del mwhq1725.cite-ref-regards-3-1[3]

In realtà, è l'ipotesi legata ad Autun a ricevere all'inizio la maggiore approvazione. D'altronde, dopo la mwiwRivoluzione francese, Autun sarà ribattezzata Bibracte e manterrà per un po' di tempo questa denominazione.cite-ref-regards-3-2[3] Bisognerà attendere il mwkaXIX secolo e le ricerche di mwkgJacques Gabriel Bulliot perché la situazione cambi in favore dell'ipotesi del mwkwMont Beuvray.

Nel mwlq1851, Bulliot decide di scrivere una comunicazione al mwlgCongrès de la société française d'Archéologie su un'antica cappella (la mwlwchappelle di Saint Martin au mwmaMont Beuvray), che verteva sul tema della mwmqcristianizzazione della nazione edua.cite-ref-goudineau-2-1[2]

Per questo motivo egli ritorna al Beuvray per delle nuove osservazioni. Sulla sommità del monte, vicino alla cappella, scopre qualcosa che egli interpreta allora come un mwnwcampo romano, ma che si rivelerà in realtà un mwoamwoqnemeton, un recinto sacro della religione celtica.

Intraprende così una serie di ricerche sulle mwowGuerre galliche e su varie cronache mwpamedievali. È così che, contro l'opinione unanime della mwpqSociété éduenne, prende in considerazione la possibilità di collocare Bibracte sul mwpgBeuvray e non a mwpwAutun.

In seguito a questi studi dà alle stampe il suo mwqqEssai sur le système défensif des Romains dans le pays éduen entre la Saône et la Loire (mwqgSaggio sul sistema difensivo dei Romani nel territorio eduo tra la Saona e la Loira); le sue convinzioni gli fanno guadagnare appena il sorriso dei membri della società di archeologia.

Sarà l'interesse dell'mwsqimperatore mwsgNapoleone III per le battaglie delle mwswmwtaGuerre galliche ad accelerare le cose. Infatti, Bulliot riceve la visita di un ufficiale, di nome Stoffel, incaricato dall'imperatore di effettuare delle ricerche sulla mwtqvittoria romana contro gli mwtgElvezi. Bulliot lo mette a conoscenza delle sue convinzioni mwtweterodosse sulla collocazione di Bibracte. L'ufficiale si mostra un po' interessato alla cosa, ma affida a un altro membro della mwuaSociété éduenne, Xavier Garenne, il compito di effettuare dei sondaggi di scavo sul mwuqBeuvray.cite-ref-goudineau-2-2[2] In contemporanea, il visconte d'Aboville, proprietario dei terreni, dà inizio anch'egli delle ricerche e ne mostra i risultati all'mwvgarcivescovo di Reims, anch'egli membro della mwvwSociété éduenne, nonché amico di Bulliot, nonostante le divergenze che li dividevano sulla questione di Bibracte. Interessato da questi scavi, l'arcivescovo decide di portarne a conoscenza l'imperatore. È così che, nel mwwa1867, mwwqNapoleone III commissiona a Bulliot delle ricerche sul mwwgBeuvray, assegnandogli dei fondi.cite-ref-goudineau-2-3[2]

Bulliot scaverà il sito dal mwya1867 al mwyq1905, fugando ogni dubbio sulla localizzazione di Bibracte. Suo nipote, mwygJoseph Déchelette, da lui stesso iniziato alla pratica degli scavi, continuerà i lavori fino al mwyw1907 confrontando Bibracte a altri siti mwzaeuropei come l'oppidum di mwzqStrakonice in mwzgBoemia, quello di mwzwManching in mw0aBaviera e quello di Velem-Zenst-Vid in mw0gUngheria, un'intuizione che farà di lui uno dei precursori di una visione dell'unità culturale del mw0wmondo celtico e della civiltà degli mw1aoppida.cite-ref-4[4]

Il lavoro di scavo non si limitava al recupero di materiali ma comportava anche l'estensione di note e appunti che saranno in seguito debitamente pubblicaticite-ref-krutagsc91-5-0[5] nella sua opera del mw3g1899 dal titolo mw3wFouilles du Mont-Beuvray (ancienne Bibracte) de 1867 à 1895 (mw4aGli scavi al Mont-Beuvray (antica Bibracte) dal 1867 al 1895).

Favorita dalla presenza di resti gallo-romani di facile individuazione, l'estensione della ricerca toccherà anche l'area interna alle fortificazioni, uno spazio solitamente negletto dalle ricerche del tempo.cite-ref-krutagsc91-5-1[5] Grazie a questa impronta metodologica, Bibracte rimarrà, per un quarto di secolo, l'unico sito a beneficiare di un'esplorazione sistematica accompagnata dalla pubblicazione di resoconti di scavo.cite-ref-krutagsc92-6-0[6]

Attualmente importanti scavi vi sono condotti da collaborazioni internazionali di mw6wteam provenienti dalle università di Sheffield, Kiel, Budapest, Vienna e Lipsia.

Storia dell'oppidum

Cronologia del popolamento del mont Beuvray

Gli scavi della mw9qPorte du Rebout hanno permesso di scoprire una successione di cinque interventi il più vecchio dei quali attesta la frequentazione umana del monte fin dal mw9gNeolitico.cite-ref-7[7] Le tecniche di datazione hanno comunque rivelato che l'oppidum non fu fondato se non verso la fine del mw-wII secolo a.C., su una superficie di 200 ettari protetta dal muro di contenimento esterno. Un secondo muro interno fu costruito in seguito per ragioni ancora non ben comprese.cite-ref-romero60-8-0[8]

Gli Edui avevano ottenuto lo mwaqistatus di mwaqmamici del popolo romano, mentre i contatti con commercianti romani risalivano probabilmente a prima della mwaqqconquista della Gallia da parte di Cesare. Questo status privilegiato fece sì che Bibracte risentirà appena del conflitto: nel mwaqu58 a.C., mwaqy25 km a sud della città, a mwaqcMontmort, le mwaqglegioni di Giulio Cesare otterranno la vittoria sul popolo migrante degli mwaqkElvezi (mwaqobattaglia di Bibracte),cite-ref-9[9] forzandone il ripiegamento nell'originaria mwaq8Svizzera dove saranno gradualmente incorporati in quello che sarà l'mwaraImpero romano. Malgrado l'adesione alla rivolta di mwareVercingetorige del mwari52 a.C., quando un'assemblea dei popoli gallici riuniti a Bibracte gli conferirà il comando supremo degli eserciti gallici,cite-ref-10[10]cite-ref-romero2-11-0[11] Cesare trattò con riguardo la città dopo la sua mwarsvittoria ad Alesia. Vi soggiornò durante l'inverno mwarw52/mwar051 a.C.cite-ref-12[12] per redigervi i suoi mwasiCommentarii, quegli stessi che consegneranno alla storia i nomi di alcuni altolocati personaggi dell'mwasmaristocrazia edua, come il mwasqmwasuvergobreto mwasyDumnorige, e il mwascdruido mwasgDiviziaco, suo fratello.

La città conoscerà poi il suo più pieno sviluppo nei decenni successivi alla mwasoguerra di conquista romana. Il geografo mwassStrabone, che scrive una generazione dopo Cesare, segnala ancora Bibracte come piazzaforte degli Edui.cite-ref-13[13]

Dopo la fondazione di mwateAutun (mwatiAugustodunum) all'incirca nel mwatm15 a.C., sotto il regno di mwatqAugusto, a mwatu25 km, Bibracte fu gradualmente abbandonato dai suoi abitanti. Sopravvissero tuttavia alcuni culti, nei templi e presso le sorgenti, mentre le residenze aristocratiche continuarono ad essere mantenute. Sono state avanzate due ipotesi rispetto all'abbandono progressivo del sito, realizzatosi in qualche decennio. La migrazione degli abitanti potrebbe rispondere ad esigenze economiche o a una volontà di mwatyintegrazione al mwatcmodello romano; una parte della classe dominante edua, già filoromana durante le mwatgguerre galliche, avrebbe preso coscienza dell'importanza strategica della nuova città, situata sui principali assi di comunicazione volendo altresì adattarsi al modello romano della città di pianura, mentre una popolazione più ancorata alla tradizione rimaneva ancora nell'antico sito.cite-ref-14[14]

Alcuni testi del mwat4XIII secolo ci rivelano della sopravvivenza di una fiera, con inizio ogni primo mercoledì di maggio, localizzata sull'antico centro.cite-ref-regards-3-3[3]. Nel mwauqXV e mwauyXVI secolo, si insediò sul Beuvray il mwaugconvento dei mwaukCordiglieri.cite-ref-romero2-11-1[11]. Oggi il convento è abbandonato, ma la tradizione della fiera sopravvive ancora.

Influenza e potenza dell'oppidum

Oltre alla creazione, ad opera di mwavaGabriel de Mortillet, del mwavetipo beuvraisien,cite-ref-15[15] nella classificazione delle popolazioni antiche, termine oggi in disuso perché non corrispondente ad alcuna realtà storica, la potenza della capitale edua è riferita nei mwavymwavcCommentarii di Cesare, che sottolineano la rete di alleanze che gli Edui intrattenevano con i popoli circostanti. mwavgCesare menziona anche i conflitti che opposero gli Edui agli mwavkArverni e ai mwavoSequani per l'egemonia su una gran parte della mwavsGallia. Queste menzioni non sono del tutto inoffensive, visto che mwavwRoma è l'alleata degli mwav0Edui, «fratelli di sangue»cite-ref-16[16] dei Romani, almeno fin dal mwawiII secolo a.C. Essi intrattengono d'altronde legami commerciali e alleanze militari: Roma soccorre gli Edui nel mwawqII secolo a.C. debellando l'esercito mwawyarverno e risponde nuovamente al loro appello in occasione della migrazione degli mwawcElvezi in mwawgGallia centrale, l'evento scatenante della mwawkconquista romana della Gallia.

Oltre alla forte alleanza con Roma, gli edui facevano anche parte di una confederazione di mwaxatribù celtiche:

• gli mwaxmAmbarri, mwaxqdipartimento dell'Ain
• gli mwaxyAulerci Brannovici
• i mwaxgBellovaci
• i mwax0Parisii
• i mwax8Segusiavi, mwayaregione del mwayeForez, limitrofi con gli mwayiArverni
• i mwayqSenoni, presso mwayuSens, nel mwayydipartimento della mwaycYonne.

Grazie a queste alleanze, l'influenza degli mwaykEdui si poteva dispiegare su una buona parte del mwayoterritorio gallico.

Infine, non deve essere trascurato l'aspetto demografico, visto che gli mwaywarcheologi stimano la popolazione del mway0Beuvray tra i 5000 e i mway410 000 abitanti, nel periodo di pieno sviluppo.cite-ref-goudineau-2-4[2]

Commercio

Nella sua mwazuHistoire de la Gaule,cite-ref-17[17] lo storico mwazoCamille Jullian dedica qualche riga agli Edui: «Bibracte, sicuramente, fu il punto di partenza e il più sicuro garante della loro potenza. Intorno a Bibracte passavano delle vie di comunicazione troppo importanti, che univano i tre grandi mwazsbacini della mwazwFrancia

In questo modo, i prodotti romani che risalivano la mwaz4valle del Rodano (le vie fluviali erano all'epoca le più agevoli e rapide) per imboccare la mwaz8Saône, la mwaaaLoira o l'mwaaeAllier, passavano in territorio eduo prima di ricongiungersi al bacino della mwaaiLoira e della mwaamSenna. Gli Edui si trovavano nel bel mezzo in un importante crocevia commerciale tra Roma e il mwaaqmondo celtico, tanto più che il mwaauBeuvray domina a ovest la mwaayvalle della Loira e ad est la valle della mwaacSaona. In questo modo, gli Edui avevano consentito la diffusione dei prodotti romani attraverso la Gallia fin dal mwaagII secolo a.C., permettendo ai loro alleati della confederazione di trarre profitto dal commercio con mwaaoRoma e sicuramente con le mwaascolonie greche come la città mwaawfocea di mwaa0Massalia. Questo commercio è attestato dalle grandi quantità di mwaa4anfore e di ceramiche provenienti dall'mwaa8Italia, ritrovate nelle discariche e sotto il pavimento delle abitazioni.

Inoltre, gli Edui avevano installato un sistema di mwabedogane che imponeva un mwabidazio ai prodotti che transitavano sul loro territorio, per accrescere la ricchezza come sembrano testimoniare i testi di mwabmCesare:

«[...] Dumnorige, un individuo pieno di audacia, che godeva di un grande favore presso il popolo per la sua liberalità, desideroso di rivolgimenti politici. Da molti anni aveva ottenuto in appalto, a basso prezzo, il controllo delle dogane e di ogni altra imposta degli Edui, perché, di fronte alle sue

offerte

nessuno osava rilanciare»


D'altronde, mwabyEdui e mwabcSequani, si fronteggiavno per il controllo dell'Arar (l'attuale mwabgSaona) visto che il controllo del fiume permetteva di tassare l'insieme dei prodotti romani e celtici che passavano nel crocevia per le vie fluviali.

Politica

Il sistema politico degli mwac8Edui è stato ricostruito essenzialmente grazie alle indicazioni disseminate nei mwadamwadeCommentarii di Cesare. A capo dello comunità edua sedeva un mwadisenato cui prendeva parte un solo membro di ciascuna famiglia aristocratica edua. Quello che oggi chiamiamo mwadmmwadqpotere esecutivo era in mano di una figura chiamata mwaduvergobreto, una forma di mwadymagistratura suprema, che esercitava le sue funzioni per un anno. Durante questo periodo gli era però interdetto di oltrepassare le frontiere del territorio, cosa che gli impediva di guidare l'esercito all'esterno dei limiti territoriali.cite-ref-institutions-18-0[18] Questa misura, insieme a quella che autorizzava un solo seggio senatoriale per famiglia aristocratica, mirava sicuramente ad impedire la concentrazione di potere nelle mani di un solo individuo o di una famiglia. Il vergobreto era eletto pubblicamente da un consiglio composto da mwadsdruidi. Presso gli Edui, sembra che il vergobret esercitasse anche un ruolo giudiziario visto che Cesare riporta che egli aveva «diritto di vita o di morte sui suoi concittadini». Infine, si pensa che il vergobret fosse responsabile dell'amministrazione del territorio.cite-ref-institutions-18-1[18] Cesare precisa che sono i mwaeadruidi ad esserne investiti. Riferendosi alla loro dottrina:

«Essi ritengono che non sia permesso affidarla alla scrittura, mentre per tutto il resto, atti pubblici o privati, si servono dell'

alfabeto greco



Nessuna indagine archeologica è riuscita finora a restituire uno di tali atti, i cui supporti, in legno ricoperto di cera, erano estremamente deperibili.

Si sa pure che i druidi erano investiti di alte funzioni: un esempio ci è fornito dal druido mwaeqDiviziaco,cite-ref-19[19] fratello di mwaekDumnorige, che si recò a Roma per perorare, davanti al mwaeosenato romano, la causa degli Edui quando essi erano minacciati dall'invasione mwaesgermanica guidata da mwaewAriovisto, su istigazione dei mwae0Sequani.cite-ref-20[20] Nel mwafi57 a.C., Diviziaco diresse anche la cavalleria edua contro i mwafmBellovaci, durante la guerra di Gallia, lasciando quindi supporre che i druidi potessero assumere alte cariche militari.

Ricerca archeologica sul Mont Beuvray

Dal mwafy1865 al mwafc1895, Gabriel Bulliot, identificò dapprima Bibracte (mwafg1867), e vi iniziò degli scavi (specialmente il quartiere degli artigiani nelle vicinanze della mwafkPorte du Rebout), grazie ai fondi stanziati da mwafoNapoleone III.cite-ref-goudineau-2-5[2] In effetti, appassionato di storia, l'mwaf8imperatore diede avvio a vaste campagne di scavo per identificare i siti delle mwagaguerre galliche allo scopo di redigere la sua mwageHistoire de Jules César, pubblicata a Parigi, in tre volumi, tra il mwagi1865 e il mwagm1866. Il modesto «Hôtel des Gaules», che ospitò i ricercatori, è stato ricostruito in seguito. mwagqJoseph Déchelette, nipote di Bulliot, riprende i lavori dal mwagu1895 al mwagy1907. Ucciso durante il mwagcprimo conflitto mondiale. Gli scavi cadono nell'oblio. Nel mwagg1984, gli scavi riprenderanno sotto la spinta di mwagkFrançois Mitterrand che proclamerà Bibracte sito d'interesse nazionale nel mwago1985.cite-ref-romero2-11-2[11]. Questo termine, inventato per l'occasione, permetterà al sito di essere sovvenzionato. Il marchio d'"interesse nazionale" proprio per designare delle esposizioni museali o dei siti destinatari di un programma di diffusione e apertura al pubblico sotto l'egida del ministero francese della Cultura. È ancora lui a dare impulso a un progetto di ricerca archeologica di portata europea, creando, nel mwag81989, il mwahaCentre archéologique européen du Mont Beuvray che raggruppa il sito, il museo e il centro di ricerca di mwaheGlux-en-Glenne. Viene inaugurato nel mwahi1995. Con decreto del 21 marzo 1995, il ministro della Cultura, su parere del mwahmConseil national de la recherche archéologique, conferma l'appartenenza alla lista dei siti archeologici di interesse nazionale, l'oppidum de Bibracte (Mont-Beuvray, mwahqSaint-Léger-sous-Beuvray; mwahuSaona e Loira; mwahyGlux-en-Glenne; mwahcNièvre). Gli scavi sono attualmente condotti da Vincent Guichard e messi in opera da varie mwahgéquipe francesi e straniere; gli scavi si concentrano soprattutto sul quartiere gallico del mwahkRebout, sul vasto insieme gallo-romano del mwahoPascolo del Convento e sull'abitazione romana del mwahsParco dei Cavalli.

In questo modo, specialisti, ricercatori, professori e studenti di tutta Europa si affiancano ogni estate sul sito per esplorarne le diverse parti.cite-ref-21[21] Vi si trovano tra le altre:

• Germania: Università di Kiel, di Lipsia, di Ingolstadt, di Magonza
• Austria: Università di Vienna
• Belgio: Libera Università di Bruxelles
• Spagna: Università Complutense di Madrid e di Saragozza
• Francia: università di Besançon, di Digione, Parigi I, Parigi VI, di Tours...
• Polonia: Università di Rzeszów
• Regno Unito: mwaikUniversità di Edimburgo
• Ungheria: Università di Budapest
• Italia: Università di Bologna
• Slovenia: Università di Lubiana
• Svizzera: Università di Losanna
• Repubblica Ceca: Università Masaryk

Ciascuna università effettua le sue ricerche attraverso progetti triennali, attualmente rivolti alla comprensione del modo di funzionamento di una città celtica del mwajaperiodo di la Tène. Il metodo di indagine si compone di un lavoro sul campo di qualche settimana, seguito da uno studio dettagliato degli scavi e dei ritrovamenti che saranno in seguito conservati presso il locale centro di ricerca.

La prospezione archeologica al Mont Beuvray

La tecnica di prospezione utilizzata da Bulliot era rudimentale. Consisteva nell'osservare le asperità del terreno dal momento che il monte non ha praticamente subito alcuna evoluzione dall'epoca. Questo gli permetteva di rilevare una pianta delle mura quasi senza effettuare alcuno scavo. Impiegò questa tecnica alla scala del sito con l'aiuto di mwajmtopografi dell'esercito che realizzarono una serie di rilievi topografici del terreno. Di questi, solo quello del quartiere del Porrey si è conservato fino a i nostri giorni.cite-ref-romero98-22-0[22]

È la medesima tecnica che è stata utilizzata, in questi ultimi anni, nello stesso quartiere del Porrey, ma con l'ausilio di apparecchiature più precise, come i mwajkteodoliti e il sistema mwajoGPS. Infatti, la prospezione aerea o elettromagnetica è resa impossibile dalla natura stessa del sottosuolo e dalla vegetazione che ha rimboschito il monte da quando si sono fermati la mwajspastorizia e gli scavi di Déchelette.cite-ref-romero98-22-1[22] Una tecnica onerosa, ma più rapida, è in corso di sperimentazione dal mwaka2007; si tratta della metodologia dello scanner laser aerotrasportato, il cosiddetto mwakeLidar,cite-ref-bibracte-23-0[23] che permette di superare l'ostacolo della vegetazione e di rilevare, in pochi minuti, quello che richiederebbe abitualmente molte settimane di lavoro a livello del terreno. Si cercherà così di disegnare una mappa completa della città e di archiviare la mwakytopografia dei luoghi.

Organizzazione dell'oppidum

Le ricerche condotte da Bulliot et Déchelette alla fine del mwakkXIX secolo e all'inizio del mwaksXX hanno rivelato un'organizzazione del sito in quartieri, le cui costruzioni seguono, nel loro insieme, una via centrale che va dalla mwak0Porte du Rebout alle mwak4Grandi Porte. Questa organizzazione si distingue da quella di altri oppida, come quello di Manching, nei quali si rinviene una trama urbana regolare; il motivo è legato all'altimetria del terreno e al fatto che la cinta muraria circonda tre rilievi con alcune pendenze relativamente scoscese.

Gli scavi successivi al mwala1984 sembrano confermare a grandi linee le ipotesi di Déchelette et Bulliot aggiungendovi tuttavia alcune sfumature.

Le fortificazioni

Bibracte era protetta da potenti contrafforti realizzati secondo la tipologia del mwalomwalsmurus gallicus la cui storia gli scavi hanno permesso di ricostruire. La città ha visto succedersi due cinte differenti e almeno cinque rifacimenti della cinta interna, rivelate, tra l'altro, dallo studio della mwalwPorte du Rebout.cite-ref-romero60-8-1[8] Sorprendentemte, la cinta interna è posteriore a quella esterna. L'insediamento ha dunque conosciuto una riduzione della superficie da 200 a 135 ettari.

La prima cinta (quella interna mostrata sulla mappa), scoperta da Bulliot è un mwamimurus gallicus che delimita una superficie di 135 ettari per una lunghezza di mwamm5 km. Si stima così che la costruzione del muro ha richiesto quantità imponenti di mwamqmateriali da costruzione: più di 10mwamu 000 mwamymetri steri di legno, tra i 10mwamc 000 e i 20mwamg 000 metri cubi di terra e una trentina di tonnellate di ferro.cite-ref-24[24]

La seconda cinta, sorprendentemente anteriore alla prima, attorno a una superficie di 200 ettari, è stata oggetto di ricerche a partire dai primi sondaggi del mwam41992. Queste ricerche hanno rivelato che il muro aveva un'altezza dai 4 ai 5 metri senza contare il coronamento, ancora sconosciuto allo stato attuale (palizzate, torri...?); si sviluppava in profondità per un'identica misura, ed era preceduto da un fossato largo dai 6 ai 10 metri e profondo da 2 a 4 metri. Uno studio avanzato è stato compiuto dal mwam81995 al mwana2002, con numerosi sondaggi realizzati sulla sua lunghezza dall'mwaneUniversità di Vienna. I ricercatori hanno potuto constatare che si trattava di un mwanimurus gallicus che fu smantellato allo scopo di costruire il muro interno. La datazione, che rimane tuttavia incerta, risale al mwanmII secolo a.C. Gli stessi scavi hanno anche portato alla luce una mwanuposterla al livello del Porrey, che è anche l'unico esempio di posterla che si conosca attualmente in fortificazioni del tipo del mwanymurus gallicus.cite-ref-romero60-8-2[8]

Il bastione è circondato da una quindicina di porte tra cui la famosa mwaoaPorte du Rebout con la sua larghezza di mwaoe20 m su una profondità di mwaoi40 m. Primo luogo ad esser scavato da Bulliot, che vi operò per 9 settimane, la mwaomPorte du Rebout fu anche il primo cantiere dei nuovi scavi iniziati nel mwaoq1984 e proseguiti fino al mwaou1986 con lo studio dei fossati attigui ai baluardi.cite-ref-25[25]. Questi hanno rivelato l'esistenza di cinque differenti livelli di rifacimento tra cui una palizzata risalente al mwaooNeolitico, in base alla mwaosdatazione al carbonio 14. Quest'ultima è stata oggetto di una ricostruzione dal mwaow1996 che segna ora l'ingresso nell'antico mwao0oppidum. Attualmente, le ricerche non hanno permesso di scoprire un sistema di chiusura della porta, né un dispositivo a sua difesa. Alcune ipotesi hanno proposto l'esistenza di una doppia porta sormontata da una mwao4torre di guardia, del tipo riscontrato nell'mwao8oppidum di Manching, ma nulla può confermare attualmente una simile congettura.

Le ricerche sulle fortificazioni, si sono ultimamente concentrate, dal mwape2005, su una linea di fortificazione a valle della mwapiPorte du Rebout, le cui datazioni sembrano indicare una realizzazione posteriore alla porta, a costituire così una fortificazione avanzata, che sarà studiata nelle prossime campagne di scavo. Parallelamente, sono stati trovati dei recinti di sepolture aristocratiche fra le due linee murarie.cite-ref-bibracte-23-1[23]

Quartiere artigianale dei quartieri Côme Chaudron e Champlain

Gli scavi, ripresi dal mwaps2000 nei quartieri detti mwapwCôme Chaudron e mwap0Champlain, presso la mwap4Porte du Rebout, hanno rivelato un quartiere consacrato alla mwap8lavorazione dei metalli e all'alloggiamento degli artigiani. La lavorazione dei metalli sembrerebbe essere estremamente specializzata: vi si ritrovano infatti fabbri, bronzisti, smaltatori, i cui atelier erano già stati individuati da Gabriel Bulliot, ma senza dubbio anche orafi e coniatori di moneta.cite-ref-26[26] Degli scavi sul sito del Beuvray, all'altezza dello Champlain, e sui massicci nei paraggi, cominciano a rivelare l'esistenza di miniere di estrazione di metalli come l'oro, il ferro e perfino dei minerali di stagno. Queste ricerche proseguiranno per tentare di individuare i laboratori di fusione dei metalli estratti all'esterno dell'oppidum. In effetti, vista la specializzazione dell'oppidum, sembrerebbe che i metalli vi giungessero già in forma di barre, che erano quindi fuse all'esterno.

Un altro quartiere artigiano è stato trovato a livello di una delle cime del sito, presso la roccia della mwaquWivre, zona che era stata poco sondata dalle ricerche di Bulliot e Déchelette. Questo quartiere sarà l'oggetto di scavi futuri che cercheranno di determinarne il funzionamento.cite-ref-bibracte-23-2[23]

Abitazioni

Costruita principalmente con legno e terra, la tipica abitazione gallica faceva un uso parsimonioso della pietra, consacrata piuttosto alle fortificazioni. Ma, a causa della deperibilità del legno, si sa ancora poco sulle loro strutture.

Si ritrova tuttavia qualche costruzione in pietra all'interno del quartiere detto mwariParco dei cavalli, sicuramente delle dimore aristocratiche, e un edificio a colonne, certamente pubblico, e a livello del mwarmPascolo del Convento. Si pensa che questi furono introdotti poco dopo la mwarqconquista romana della Gallia.cite-ref-romero-27-0[27]

Parco dei cavalli

Al centro del Mont-Beuvray, il pianoro detto mwarsParc aux chevaux ospita diverse case in pietra alla romana che furono scavate dal mwarwXIX secolo. Vi si trova, in particolare, l'abitazione PC1cite-ref-28[28] (chiamato così da Jacques Gabriel Bulliot) che è una vera miniera per i ricercatori. Infatti, essa si è evoluta da una costruzione in legno (d'ispirazione romana), a una vera e propria mwasemwasidomus con un mwasmatrio a mwasqimpluvium, dei portici e perfino delle mwasuterme riscaldate tramite mwasyipocausto, oltre che di una mwascfogna. Nella sua fase finale, l'abitazione misurava mwasg55 m × mwask67 m, sviluppandosi su una superficie di circa mwaso3 500mwass m², ossia circa quattro volte la grandezza di una tipica abitazione di mwaswPompei. Si stima che vi fossero all'incirca una quindicina di abitazioni in questa zona, come, ad esempio, la PC2,cite-ref-29[29] di taglia più piccola, che sta di fronte alla PC1 dall'altro lato della via centrale. Si sono ritrovati inoltre anche degli abitati del tipo mwatemwativilla rustica (le abitazioni rurali italiche) come la PC33.cite-ref-30[30]. Tuttavia, non si sa ancora se si trattava di un quartiere residenziale riservato unicamente a un'élite, dal momento che gli scavi hanno rivelato anche la presenza di mwatcfucine nei pressi delle abitazioni.cite-ref-romero-27-1[27]

La vasca monumentale e il circondario

Al centro della strada principale, all'altezza del mwauipascolo del Convento, si erge questo bacino monumentale in granito rosa la cui orientazione trasversale corrisponde al mwaumlevarsi del Sole durante il mwauqsolstizio d'inverno e al suo mwauutramonto durante il mwauysolstizio d'estate. L'evacuazione delle acque avveniva per l'imboccatura a nord, a cascata, proseguendo poi per una canalizzazione. L'approvvigionamento dell'acqua non è stato comunque ancora scoperto:

• la vasca è impermeabilizzata con uno strato di argilla rossa, il che esclude che fosse alimentato da una sorgente
• nessuna canalizzazione d'approvvigionamento è stata ancora trovata

Il principio geometrico per la realizzazione della forma è conosciuto: si tratta dell'intersezione di due cerchi con gli esatti rapporti di lunghezza di un triangolo di Pitagora congiungente il centro del cerchio, il centro del bacino e un'estremità di questo.

Tuttavia, il suo uso non è ancora compreso: luogo sacro di fondazione della città? Culto delle acque? Inoltre, secondo alcuni specialisti,cite-ref-31[31] questo modo di tagliare il granito è inusuale e si basa su principi di taglio del calcare utilizzati in mwaveambiente mediterraneo. Gli mwaviEdui, senza dubbio, hanno fatto ricorso a degli stranieri per realizzare l'opera. Tutto ciò concorda nell'indicare questo bacino come un monumento fuori dal comune nell'architettura celtica.

Nelle vicinanze si trovano numerosi magazzini ipogei e degli edifici, certamente pubblici, per lo stoccaggio di grandi quantità di cerealicite-ref-32[32] e di vini importati da paesi meridionali. Una di queste cantine in legno è stata recentemente ricostruita. È sicuramente in costruzioni come queste che gli Edui ammassavano i loro raccolti e le loro importazioni.

Luoghi di culto

L'oppidum di Bibracte conta una decina di sorgenti e cinque fontane cittadine databili dall'epoca gallica a quella gallo-romana. La fontana Saint-Pierre era un luogo di culto e pellegrinaggio nel quale sono stati ritrovati mwawqpezzi monetali ed mwawuex voto.cite-ref-romero-27-2[27] Alla sommità del monte, è stato portato alla luce uno spazio cultuale celtico di un ettaro, il mwawomwawsnemeton, circondato da una palizzata e da fossati concentrici.cite-ref-33[33]. Sotto l'attuale cappella del mwaxaXIX secolo, gli scavi del mwaxe1988 hanno scoperto, dal canto loro, un tempio gallo-romano.cite-ref-34[34] Inoltre, l'abbandono della città prima dell'inizio dell'mwaxyera cristiana non ha impedito il protrarsi per un lungo tempo di una tradizione di pellegrinaggi in questi stessi luoghi.

Necropoli de la Croix du Rebout

Situata sotto l'attuale parcheggio del museo, la mwaxonecropoli è stata oggetto di scavi di salvataggio all'epoca in cui fu costruita la struttura museale e deviata la strada mwaxsdipartimentale. Sotto una superficie di 1,5 ettari, si sono ritrovati 70 recinti funerari con provvisti di un'entrata a oriente, costituiti da tombe a mwaxwincinerazione. Il luogo in cui veniva effettuata la cremazione dei corpi è stato ritrovato più a sud.

Altre urne funerarie sono state scoperte più in basso della mwax4Porte du Rebout, sicuramente i resti di una famiglia aristocratica della città.cite-ref-bibracte-23-3[23] Altre necropoli dovevano trovarsi lungo le vie di accesso al luogo, come era d'uso all'epoca, ma non sono ancora state scavate.

Una finestra aperta sul mondo celtico

Il museo della civiltà celtica

Il sito archeologico ospita il mwaysMuseo della civiltà celtica, realizzato da Pierre-Louis Faloci e aperto al pubblico nel mway01996. Pierre-Louis Faloci è inoltre l'architetto che ha realizzato il centro europeo di ricerca archeologica di Bibracte, inaugurato nel mway41994. La stessa costruzione architettonica corrisponde agli stadi di evoluzione delle varie epoche dell'umanità: base in pietra intagliata, muro levigato di pradesh e tetto metallico. Quanto alle facciate, esse sono dei grandi spazi vetrati, una dei quali coperto dal muro di pradesh (lato valle) mentre quello che guarda verso il sito archeologico lascia libero spazio allo sguardo dei visitatori.

Il museo possiede poche collezioni proprie mentre numerosi oggetti esposti sono in prestito da altri musei: vi si è potuto così ammirare, in alcuni anni, il mwazacalendario di Coligny e il mwazeCalderone di Gundestrup.

Esposizioni permanenti

I mwazq2000 m² di esposizione del museo sono strutturati su due piani. Il primo piano (e il primo anche nella visita) ripercorre la storia della scoperta del sito e colloca Bibracte nel contesto globale della cultura celtica europea. Vi sono trattati la maggior parte dei soggetti: guerra, epoca degli oppida, commercio con il mwazuMediterraneo, agricoltura.

Il pianterreno, costituito dal diverse alcove, ripercorre a sua volta la vita degli mwazcEdui a Bibracte. Oggetti della vita quotidiana, gioielli, urne funerarie, botteghe e laboratori artigiani vi sono ricostruiti ed esposti.

Esposizioni temporanee

Il museo ospita anche delle esposizioni estive incentrate su specifici soggetti del mwaz4mondo celtico:cite-ref-35[35]

• 1995: L'Europa dei Celti al tempo di Bibracte
• 1996: La storia vista dal cielo
• 1997: Uno sguardo sui Celti in mwa0cSlovenia
• 1998: Al confine tra Oriente e Occidente. L'arte mwa0kprotostorica in mwa0oUngheria nel mwa0sI millennio a.C.
• 1999: Le sepolture degli ultimi aristocratici celtici
• 2000: I mwa08druidi gallici
• 2001: L'epoca dei mwa1eGalli in mwa1iProvenza
• 2002: Sulle tracce di Cesare
• 2003: fabbri e ferraioli
• 2004: L'mwa1yoro bianco di mwa1cHallstatt
• 2005: Il vino, nettare degli dei
• 2006: Tesori femminili
• 2007: Bibracte-mwa1sKathmandu andata e ritorno
• 2008: Situlae, immagini di un mondo scomparso
• 2009: La Tène
• 2010: I Galli festeggiano

Centro di ricerca di Glux-en-Glenne

Situato a quattro chilometri dal Beuvray, nel mwa2icomune di mwa2mGlux-en-Glenne (mwa2qNièvre), vi si trova una delle più importanti biblioteche sul mondo celtico, regolarmente rifornita da ricercatori europei che vi portano copie delle loro pubblicazioni. Vi si trova anche un deposito archeologico, l'amministrazione del parco archeologico, vari locali tecnici, una sala per seminari e, nel paese, un refettorio e diversi alloggi.

Controversia sulla collocazione geografica di Bibracte

Malgrado l'unanimità dell'ambiente scientifico europeo nel collocare Bibracte sul mwa2cBeuvray, bisogna dar conto delle controversie di alcuni storici amatoriali, i quali ritengono che il monte non abbia mai ospitato la capitale degli mwa2gEdui.cite-ref-36[36]

La vera Bibracte, secondo loro, sarebbe da ricercare sul mwa24Mont-Saint-Vincent nella mwa28Saona e Loira. Essi cercano di motivarlo, tra l'altro, con l'assenza di mwa3apezzi edui tra le monete ritrovate negli scavi e le pitture vascolari che corrispondono a motivi animali ed astratti di altri popoli celtici. Infine, la collocazione del mwa3eBeuvray, a mwa3i800 m d'altitudine, con un rilievo abbastanza scosceso, offrirebbe condizioni troppo sfavorevoli per installarvi una capitale.

Tuttavia, le sempre più scientifiche tecniche di scavo e di investigazione archeologica messe in atto dai ricercatori europei, confortano la localizzazione di Bibracte comunemente accettata in ambito scientifico.

Galleria d'immagini

Note

cite-note-goudineau15-11. mwa60Christian Goudineau e Christian Peyre, mwa64Bibracte et les Éduens. À la découverte d'un peuple gaulois, éditions Errance, 1993, p. 15.
cite-note-goudineau-22. Christian Goudineau et Christian Peyre, mwa7wBibracte et les Éduens. À la découverte d'un peuple gaulois, éditions Errance, 1993, pp. 1-6.
cite-note-regards-33. Christian Goudineau, mwa8yRegards sur la Gaule, éditions Errance, 1998, pp. 65-82.
cite-note-44. Stephan Fichtl, mwa8oLa ville celtique. Les oppida de 150 av. J.-C. à 15 ap. J.-C., éditions Errance, 2005, p. 17.
cite-note-krutagsc91-55. mwa9aVenceslas Kruta, mwa9eLa grande storia dei Celti, p. 91.
cite-note-krutagsc92-66. mwa9uVenceslas Kruta, mwa9yLa grande storia dei Celti, p. 92.
cite-note-77. Christian Goudineau et Christian Peyre, mwa9oBibracte et les Éduens. À la découverte d'un peuple gaulois, éditions Errance, 1993, p. 27.
cite-note-romero60-88. Anne-Marie Romero, mwa-iBibracte Archéologie d'une ville gauloise, Bibracte-Centre archéologique européen, 2006, p. 60.
cite-note-99. mwa-yCesare, mwa-cmwa-gDe bello Gallico. I, 23.
cite-note-1010. mwa-wCesare. mwa-0mwa-4De bello Gallico. VII, 63.
cite-note-romero2-1111. Anne-Marie Romero, mwa-yBibracte Archéologie d'une ville gauloise, Bibracte-Centre archéologique européen, 2006, p.16.
cite-note-1212. mwa-oCesare, mwa-smwa-wDe bello Gallico. VII, 90 e VIII, 2.
cite-note-1313. mwbaaStrabone. mwbaemwbaiGeografia, III, 3, 2.
cite-note-1414. Stephan Fichtl, mwbayLa ville celtique. Les oppida de 150 av. J.-C. à 15 ap. J.-C., éditions Errance, 2005, pp. 191-198.
cite-note-1515. mwbaomwbas, p. 5, mwbawCNRS.
cite-note-1616. mwbbaCesare, mwbbemwbbiDe bello Gallico. I, 33.
cite-note-1717. mwbbyCamille Jullian, mwbbcHistoire de la Gaule, 8 volumi.
cite-note-institutions-1818. Christian Goudineau et Christian Peyre, mwbb0Bibracte et les Éduens. À la découverte d'un peuple gaulois, éditions Errance, 1993, p. 81-83.
cite-note-1919. È da notare che mwbceDiviziaco, è anche il solo druido il cui nome ci sia pervenuto.
cite-note-2020. mwbcuGiulio Cesare. mwbcymwbccDe bello Gallico, VI, 10.
cite-note-2121. Anne-Marie Romero, mwbcsBibracte Archéologie d'une ville gauloise, Bibracte-Centre archéologique européen, 2006, pp. 63-64.
cite-note-romero98-2222. Anne-Marie Romero, mwbdeBibracte Archéologie d'une ville gauloise, Bibracte-Centre archéologique européen, 2006, p. 98-99.
cite-note-bibracte-2323. Sito web di Bibracte, mwbdssezione archeologica mwbdwArchiviatomwbd0 il 6 febbraio 2005 in mwbd4Internet Archivemwbd8..
cite-note-2424. Stephan Fichtl, mwbeqLa ville celtique. Les oppida de 150 av. J.-C. à 15 ap. J.-C., éditions Errance, 2005, pp. 62-63. La stima è realizzata sulla base dei calcoli di Déchelette e corretta grazie ai dati forniti dalla ricostruzione del muro alla mwbeuPorte du Rebout.
cite-note-2525. Anne-Marie Romero, mwbekBibracte Archéologie d'une ville gauloise, Bibracte-Centre archéologique européen, 2006, pp. 56-57.
cite-note-2626. Anne-Marie Romero, mwbe0Bibracte Archéologie d'une ville gauloise, Bibracte-Centre archéologique européen, 2006, p. 67-69.
cite-note-romero-2727. Anne-Marie Romero, Bibracte Archéologie d'une ville gauloise, Bibracte-Centre archéologique européen, 2006, p. 87-89.
cite-note-2828. PC1 sta per mwbfgParc aux Chevaux 1. Bulliot ha in effetti dato delle quote agli scavi indicando le iniziali del luogo della scoperta seguite da un numero per ciascuna costruzione del luogo.
cite-note-2929. mwbfwParc au Chevaux 2.
cite-note-3030. mwbgaParc aux Chevaux 33.
cite-note-3131. M.Almagro-Gorbea et J.Gran-Aymerich, mwbgqEl estanque Monumental de Bibracte, Madrid, Editorial Complutense, 1991, pp. 237-238.
cite-note-3232. Anne-Marie Romero, mwbggBibracte Archéologie d'une ville gauloise: dei semi carbonizzati sono stati trovati in una cantina incendiata.
cite-note-3333. Christian Goudineau et Christian Peyre, mwbgwBibracte et les Éduens. À la découverte d'un peuple gaulois, éditions Errance, 1993, pp. 90-94.
cite-note-3434. Christian Goudineau et Christian Peyre, mwbhaBibracte et les Éduens. À la découverte d'un peuple gaulois, éditions Errance, 1993, pp. 84-89.
cite-note-3535. mwbhqLes expositions temporaires mwbhuArchiviatomwbhy il 5 novembre 2013 in mwbhcInternet Archivemwbhg. da bibracte.fr
cite-note-3636. Emile Mourey, mwbh0Bibracte, Le bouclier éduen, ouvrages de Jean, 1992 (consultare, nell'apposita sezione, il collegamento esterno alla controversia per avere maggiori informazioni su quest'opera che non è pubblicata in grandi tirature).

Bibliografia

• mwbieChristian Goudineau et Christian Peyre, mwbiiBibracte et les Éduens, À la découverte d'un peuple gaulois, éditions Errance, 1993
• Christian Goudineau, mwbiqRegards sur la Gaule, éditions Errance, 1998, pp.mwbiu 65–82
• Anne-Marie Romero, mwbicBibracte. Archéologie d'une ville gauloise, Bibracte-Centre archéologique européen 2006
• Bibracte, mwbikDossier de presse
• Stephan Fichtl, mwbisLa ville celtique, Les oppida de 150 av. J.-C. à 15 ap. J.-C., éditions Errance, 2005
• Katherine Gruel et mwbi0Daniele Vitali, mwbi4L'oppidum de Bibracte. Un bilan de onze années de recherches (1984-1995), Gallia, 55, 1998, pp.mwbi8 1–140

mwbjeBibracte, capitale des Éduens, L'Archéologue-Archéologie nouvelle, 4, mars 1994, pp.mwbji 36–45 e 6, giugno 1994, pp.mwbjm 62–72

• mwbjyVenceslas Kruta, La grande storia dei Celti. La nascita, l'affermazione e la decadenza, Roma, Newton & Compton, 2004, ISBN 88-8289-851-2.

Opere antiche:

• mwbjoJacques Gabriel Bulliot, mwbjsFouilles du Mont-Beuvray (ancienne Bibracte) de 1867 à 1895, Dejussieu (Autun), 2 volumi, 1899
• mwbj0Joseph Déchelette, mwbj4Les fouilles du Mont-Beuvray de 1897 à 1901, Picard (Paris), Dejussieu (Autun), 1904
• Joseph Déchelette,mwbka L'oppidum de Bibracte. Guide du touriste et de l'archéologue au Mont Beuvray et au Musée de l'Hôtel Rolin, Picard (Paris), Dejussieu (Autun), 1903
• Joseph Déchelette, mwbkiManuel d'archéologie préhistorique, celtique et gallo-romaine, éditions Picard, Collection Grands manuels Picard, 2000

Opere della collezione Bibracte sugli scavi archeologici

• Guillaumet J.-P., Szabo M. (curatori), mwbkyEtudes sur Bibracte, Glux-en-Glenne: BIBRACTE, 2005, 313 p.,
• Paunier D., Luginbühl T., mwbkgLes site de la maison 1 du Parc aux Chevaux (PC 1). Des origines de l'oppidum au règne de mwbkkTibère, Glux-en-Glenne: Bibracte, 2004, 472 p.
• Olmer F., mwbksLes amphores de Bibracte, 2. Le commerce du vin chez les Eduens d'après les timbres d'amphores, Glux-en-Glenne: Bibracte, 2003, 375 p.
• Buchsenschutz O., Guillaumet J.-P., Ralston I. (curatori), mwbk0La Porte du Rebout, Glux-en-Glenne: Centre Archéologique Européen du Mont Beuvray (CAE), 1999, 320 p.

Voci correlate

• mwblmGallia-mwblqGalli
• mwblyEdui

• mwblkDumnorige
• mwblsDiviziaco



• mwbmyOppidum

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• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Bibracte

Collegamenti esterni

• mwbmsParco archeologico di Bibracte, su bibracte.fr. URL consultato il 2 novembre 2007 (archiviato dall'url originale il 6 febbraio 2005).

• mwbm4(FR) Controversia sulla localizzazione dell'oppidum, su bibracte.com. URL consultato l'11 settembre 2008 (archiviato dall'url originale il 4 febbraio 2006).

• mwbna(FR) mwbneBibracte nel mwbnimwbnmPays d'Art et d'Histoire del Mont-Beuvray
• mwbnuPagina dedicata a Bibracte in Athena Review, su athenapub.com. URL consultato il 2 novembre 2007 (archiviato dall'url originale il 5 dicembre 1998).
• mwbncPagina dedicata a Bibracte, su home.zonnet.nl. URL consultato il 7 aprile 2010 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2011).